domenica 20 novembre 2011

Cau cau limeño




Cau cau limeño



adattamento alla ricetta di Francisca Baylon

Questo piatto criollo ha origini antiche, pre- colombine, che risalgono al tempo degli Incas..
Sull’origine del nome ci sono varie interpretazioni, sembra che la più autorevole sia quella dello storico ricercatore Raimondi di farlo derivare dal Quechua “ACACAU” che vuol dire  caldo caldo,  quanto scotta. Nei tempi passati solo i ricchi si potevano concedere pregiata carne di manzo.. ai più umili venivano concesse le frattaglie: con i giusti sapori , come quello della hierba buena  la trippa acquista un aroma speciale, tanto è che il Cau cau è considerato il piatto più amato dai limeñi.
L’aroma inconfondibile del Cau cau è dato dalla hierba buena, una pianta della famiglia della menta: in Italia troviamo la menta sativa.

Ingredienti:
1/2 kg di trippa
1 cucchiaio di aji amarillo con huacatay
1 cipolla grande tagliata a cubetti
½ kg di patate tagliate a cubetti
1 bustina di zafferano
Olio
6 denti di aglio schiacciati
3 cucchiai di prezzemolo tritato
Una tazza di pisellini fini
Sale pepe
Un bicchiere di latte
Menta fresca tritata o in polvere un cucchiaino.
Lavare la trippa di manzo in acqua calda , e poi lessarla alcuni minuti in acqua bollente. Buttare la prima acqua. In acqua salata , versare un bicchiere di latte e un cucchiaino di menta e cuocere la trippa una oretta fino a quando è tenera.
Scolarla ma tenere il brodo di cottura.
Fare un soffritto con cipolla, aglio e aji con huacatay, se lo trovate, altrimenti potete usare del peperoncino piccante in polvere e della menta in polvere o tritata.
Tagliate a pezzettini piccoli la trippa e friggerla qualche minuto nel soffritto. Ora si aggiungono le patate tagliate a cubetti, due tazze di brodo nel quale avete sciolto il palillo, o altrimenti una bustina di zafferano.
Si mescola bene, si aggiusta di sale e pepe, e per ultimi si aggiungono i piselli. Si cuoce ancora una ventina di minuti, se si asciugasse troppo aggiungete dell’altro  brodo di cottura.
Si serve con del riso cotto al vapore spolverando di prezzemolo tritato.


PROVECHO




martedì 1 novembre 2011

Ollita de Javier Yeyo





Ecco con cosa  si presenta ad pranzo  un amico che ti vuole bene..non con fiori o "pendejatitas" ...

ma con una ollita Yeyo style.

Ingredienti e preparazione assolutamente top secret..

made in Colombia.



lunedì 31 ottobre 2011

Cumpleaños Jos 31 de Octubre 2011

Cena tra amici al compleanno di Jos, con Rocoto relleno, Papa a la Huancaina e torta di ricotta.












domenica 30 ottobre 2011

Chicharrón novoandino de pescado


Chicharrón  novoandino de pescado
Pesce fritto  stile ” NOVOANDINO”



Quinoa
La cucina ” novoandina” è uno stile culinario nato in Perú  in questi ultimi anni, per merito di gastronomi locali  che avevano il desiderio di ritornare ai costumi alimentari del passato  preispanico per presentarli in maniera moderna ma utilizzando ingredienti antichi e quasi dimenticati, al fine di riscatta re e valorizzare cosí  molti ingredienti autoctoni.
In questo "reinventare" la cucina peruviana entrano anche elementi  europei,  utilizzando però  prodotti locali  come la quinoa, la kewicha, l'aguaymanto,  ecc.
Questa corrente culinaria si autodefinisce
” laboratorio  di innovazione”.

Per 5 persone:
1 kg di filetti di pesce ( io ho usato merluzzo) tagliati a pezzi di circa 3 cm
2 cucchiai di aglio in pasta e due cucchiai di peperoncino in crema: aji amarillo se lo trovate oppure del peperoncino in polvere.
Farina bianca
3 uova sbattute
2 tazze di quinoa macinanta
Sale pepe, abbondante olio per friggere

Per la salsina:
 ½ lattina di salsa di pomodoro
Olio di oliva
1 dente di aglio
Huacatay oppure mentuccia in polvere un pizzico oppure qualche fogliolina fresca
Sale e pepe

Per decorare:
platano fritto a fette rotonde ( bananoni verdi che vendono nei negozi etnici)
fettine di avogado maturo tagliate per il lungo ( le dita devono leggermente  sprofondare nella buccia)
insalata lattuga

In una terrina mettere i pezzi di pesce e passarli nella crema di peperoncino o spuzzateli con del peperoncino in polvere e l’aglio in crema, lasciare riposare un po’.
Scaldare bene l’olio per friggere.
Infarinare il pesce, prima nella farina, poi nelle uova sbattute ed infine nella farina macinata di quinoa.
Friggere il pesce e metterlo su carta  cucina.
Intanto sbucciate i platano, attenzione sono un po’ legnosi, bisogna aiutarsi con un coltellino. Tagliare i platano a fettine rotonde di circa ½ cm. e  friggerli come fossero patatine fritte.
Tagliare a metà gli avocados per il lungo, estrarre il grosso nocciolo, con un po’ di delicatezza estraete la polpa dalla buccia aiutandovi con il coltello.  Se sono maturi la polpa quasi si stacca da sola. Tagliateli a fettine.
Si accompagna con la salsina di pomodoro che si ottiene facendo stufare tutti gli ingredienti  in una padella: olio prima con aglio, poi il pomodoro e il Huacatay ,sale e pepe.

Infine ricoprire un piatto di portata con le foglie di lattuga, mettere la salsina in una coppettina al centro, sistemare il pesce fritto e tutt’intorno sistemare il platano fritto e le fettine di avogado.







Provecho!

sabato 29 ottobre 2011

Foto di Arequipa

FOTO DI AREQUIPA












 
















Arequipa fu fondata il 15 agosto del 1540 da Manuel Garcia de Carbajal.
 Il suo nome deriva dalla frase quechua "Arequipai" che significa "si, fermatevi", e che più di una coincidenza quello del nome è una realtà che si mantiene nel tempo, perché nelle strade, sui muri di sillar e nel modo di fare della gente, si percepisce una forza strana, un impulso che invita a rimanere nella città.
Posta alle falde della Cordigliera Occidentale delle Ande e ai piedi del vulcano Misti, Arequipa (2350 metri sul livello del mare), capitale del dipartimento omonimo, è una bella città, con casone costruite in sillar, un materiale proveniente dalla lava vulcanica pietrificata, con templi e conventi di stile architettonico originale, e con campagne magiche tutto intorno che le danno un aspetto bucolico.
Nel Centro Storico si può apprezzare il più puro stile architettonico che si consolida alla fine del XVII secolo, a partire dalla sovrapposizione del barocco italiano, il plateresco spagnolo e l'originalità andina.
Le case nobiliari, le chiese e gli antichi conventi si construivano in sillar, un materiale tra il bianco e il perla che, illuminato dal sole, emette un bagliore, un'aura magnifica. Per questo motivo Arequipa è conosciuta come la "Città Bianca".



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